martedì 26 settembre 2023

Presentazione


In questo sito viene trattato il problema dell'insolvenza cronica pianificata del sistema bancario italiano. In particolare ci soffermiamo sulla voce più importante oscurata nei bilanci: la rendita da creazione di denaro a corso legale. La Banca d'Italia, e tutte le altre banche italiane, sono in bancarotta tecnica finché non contabilizzano all'attivo l'aggregato monetario all'atto della creazione.
La nascita di una entità terza come "Centrale Rischi Banche" è resa necessaria dal fatto che la Banca Centrale Europea è arrivata ad accentrare i poteri assoluti di vigilanza bancaria in Europa, in spregio ai più elementari principi del conflitto d'interessi. 

lunedì 20 marzo 2017

Al Ragioniere Generale dello Stato, Dott.Daniele Franco

Il ragioniere generale dello Stato, Dott. Daniele Franco
 
 
Al Ragioniere Generale dello Stato Dott. Daniele Franco
e p.c. Ispettore Generale Capo dott. Gianfranco Tanzi
e p.c. On. Alessio Villarosa

12 marzo 2017

Egregio Ragioniere,
il 23 gennaio c.a. l'ispettore capo della vigilanza della Banca d'Italia
Carmelo Barbagallo così rispondeva alla domanda posta in
Commissioni Finanze riunite della Camera e Senato (vedere allegato per testo completo):

(...) "Circa la possibile introduzione di una nuova imposta sulla creazione di depositi (che rappresentano la quasi totalità del denaro bancario), è probabile che i maggiori costi determinati dall’imposta, pur se formalmente in capo al sistema bancario, sarebbero comunque traslati sui clienti delle banche, per esempio sui costi di apertura di conto corrente. (...)
Poiché devo tenere a breve un corso di contabilità forense sulla creazione di denaro, vorrei che mi confermaste, o smentiste, quanto segue:
A - La creazione di denaro e depositi in euro da parte delle banche commerciali non è attualmente tassata;

B - Per poterla tassare, occorrerebbe una nuova imposta;
ovvero che:
C - La creazione di denaro non costituisce un profitto per chi lo crea, né una fonte di reddito (novella ricchezza) di per sé, quindi è esentasse;
oppure:
D - Siamo/non siamo al corrente del fatto che le banche creino denaro che, dal 1971, non necessita di contropartita, essendo "fiat".

La ringrazio per la collaborazione e non esiterò a citare la Vostra pregiata risposta che spero di ottenere al più presto, ringraziandoVi anzitempo per la disponibilità.

Cordiali saluti,
Marco SABA
presidente IASSEM
Istituto di Alti Studi sulla Sovranità Economica e Monetaria

martedì 7 marzo 2017

È possibile pignorare in toto lo stipendio dell'AD della banca

Amministratore - Cassazione Civile: lo stipendio dell’amministratore societario è totalmente pignorabile

06 marzo 2017 -
Amministratore - Cassazione Civile: lo stipendio dell’amministratore societario è totalmente pignorabile
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno stabilito che lo stipendio dell’amministratore societario può essere pignorato nella sua interezza e non fino ad un quinto come previsto dal Codice di Procedura Civile, all’Articolo 545 comma 4: “tali somme possono essere pignorate nella misura di un quinto per i tributi dovuti allo stato, alle province ed ai comuni, ed in egual misura per ogni altro credito.”.
La sentenza è di notevole interesse in quanto ha cercato di arrivare ad una soluzione riguardo al contrasto giurisprudenziale sul rapporto tra società ed amministratore.

Il fatto

La controversia, nata a seguito dell’espropriazione presso terzi intentata da una banca contro il suo debitore, nella sentenza di primo grado vedeva l’assegnazione all’istituto procedente della totale somma accantonata dai terzi a titolo di emolumenti per l’attività. Il debitore era infatti amministratore di una delle società terze pignorate e membro del consiglio di amministrazione dell’altra.
Il debitore si opponeva all’ordinanza di assegnazione deducendo che vi era stata una diversa qualificazione della propria attività, secondo lui riconducibile all’ambito di applicazione dell’Articolo 409 numero 3 del Codice di Procedura Civile, e che quindi vi era una limitazione alla pignorabilità (solo fino ad un quinto).
 Il tribunale accoglieva la sua opposizione, qualificando l’attività lavorativa del debitore come lavoro parasubordinato e dunque limitava ad un quinto l’assegnazione di quanto i terzi pignorati avevano accantonato.
La banca creditrice ha proposto ricorso in cassazione per alcuni motivi. Quelli di interesse sono i seguenti: il giudice ha omesso di accertare in modo concreto il grado di subordinazione del soggetto debitore in quanto egli svolgeva lo stesso ruolo di amministratore presso diversi enti; inoltre, dandosi atto del contrasto giurisprudenziale in tema di identificabilità dell’attività parasubordinata nella figura dell’amministratore, si chiede di riconoscere e applicare la teoria che esclude il rapporto parasubordinato, in quanto non vi sono riscontrabili le caratteristiche della continuità e della coordinazione.

Dottrina e giurisprudenza a confronto

La dottrina a riguardo identifica due principali orientamenti: il primo, cosiddetto contrattualista, individua la presenza di un vero e proprio contratto che lega l’amministratore e la società, che però sono autonomi centri d’interesse; il secondo, cosiddetto organico, configura solo un’immedesimazione dell’organo nella persona giuridica che rappresenta, senza possibilità di un regolamento negoziale interno.
L’orientamento contrattualistico apre all’ipotesi di un rapporto parasubordinato tra i due soggetti distinti, mentre quello organico lo esclude.
La giurisprudenza ha parimenti evidenziato due principali orientamenti, discendenti da quelli dottrinali. Un primo orientamento esclude l’individuazione di un rapporto tra i due distinti poli d’interesse rappresentati dalla figura dell’amministratore e da quella della società, dato che nella società per azioni si attribuisce all’amministratore rappresentante le caratteristiche di organo. Altro orientamento, invece, ritiene che il rapporto tra amministratore e società per azioni presenti i caratteri della continuità e del coordinamento necessari per affermare la competenza della materia al giudice del lavoro.
Una svolta a questo dibattito è avvenuta con una sentenza degli anni ‘90 secondo cui la controversia nella quale l’amministratore di una società per azioni chieda la condanna della società al pagamento di una somma dovuta per effetto dell’attività di esercizio delle funzioni gestorie è soggetta al rito del lavoro. Nonostante ciò negli anni non è stato risolto il contrasto giurisprudenziale.
Dottrina e giurisprudenza concordano sul fatto che il coordinamento, presupposto dall’Articolo 409 sopra citato a cui fa capo questo orientamento, è di tipo verticale e quindi soggetto ad ingerenze e direttive altrui; ma ciò non è individuabile rispetto all’attività di amministratore societario. Egli, infatti, è l’unico gestore dell’impresa, con il solo limite di quegli atti che non rientrano nell’oggetto sociale. Dunque, l’amministratore unico di una società per azioni è legato da un rapporto di tipo societario, che non è compreso tra quelli previsti dall’Articolo 409.

Decisione

La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha accolto i motivi di ricorso sopra menzionati (il terzo e quarto), cassando la sentenza impugnata e rigettando l’opposizione proposta dal debitore. 
In sostanza, secondo la Cassazione, la sentenza impugnata ha errato nell’affermare la limitata pignorabilità dei crediti e da ciò ne deriva che i compensi spettanti agli amministratori per le funzioni svolte in ambito societario sono pignorabili nella loro totalità.

(Corte di Cassazione - Sezioni Unite Civili, Sentenza del 20 gennaio 2017, n. 1545)

martedì 28 febbraio 2017

Tribunale di Bolzano: confusione tra attività d'intermediazione e creazione di moneta

MONETA SCRITTURALE: LE ORDINANZE DEL TRIBUNALE

Pubblico, a grande richiesta, le due ordinanze del Tribunale di Bolzano, rese nella medesima causa (omettendo le parti che non sono pertinenti al tema monetario). Nella prima, il Giudice, di fronte alla mia eccezione che il mutuo è nullo perché le banche di credito non possono creare dal nulla l’euro con mezzi contabili, dato che la creazione dell’euro è riservata per trattato al Sistema Europeo delle Banche Centrali, replica, copiando quanto scritto dalla banca a sua difesa, che le banche di credito creano euro scritturali e lo possono fare perché ciò che non è vietato è lecito, e i trattati europei riservano al Sistema Europeo delle Banche Centrali la creazione del solo euro cartaceo, non di quello scritturale.
Allora il mio cliente ha creato euro scritturali così come aveva fatto la banca per prestarglieli, e li ha usati, in base al principio costituzionale dell’eguaglianza (art. 3), per pagare il debito verso la banca, restituendole la stessa cosa che la banca gli aveva prestato.
Visto ciò, il Giudice ha emesso una seconda ordinanza, dicendo che la banca può creare euro scritturali nell’attività di prestito perché la creazione di moneta sarebbe compresa nell’attività di credito, a cui la banca, e solo la banca, è autorizzata.
Questa tesi è palesemente in contrasto con legge bancaria, che autorizza le banche all’intermediazione del denaro, cioè a prestare ciò che raccoglie, non alla sua creazione. Inoltre le banche creano moneta non solo nell’attività di credito, ma anche fuori di essa, come quando investono in proprio.
Ogni sistema giudiziario, in ogni ordinamento, giustifica il sistema di potere e di interessi costituito, le cui regole di fatto, dette o non dette, sono il vero diritto dell’ordinamento: non si può certo pretendere che un giudice si metta contro il meccanismo che comanda il mondo! La giustizia potrà cambiare orientamento, cioè potrà riconoscere la illegittimità e incostituzionalità del sistema monetario e bancario vigente, solo se e quando l’opinione pubblica avrà capito come stanno le cose e continuare a negare l’evidenza sarà divenuto impossibile. Così avvenne anche con Galileo e il suo telescopio: la Chiesa continuò a negare ciò che il telescopio mostrava, anzi continuò a non voler nemmeno guardare nel telescopio e a torturare Galileo per farlo abiurare, finché il telescopio divenne tanto diffuso, che tutti potevano vedere la realtà, sicché per la Chiesa continuare a negarla voleva dire rendersi ridicola e perdere credibilità. Qualche secolo dopo ha persino riabilitato Galileo!
Ai fini pratici, considerato che il sistema bancario italiano (e non solo italiano) è sempre più traballante e che un riassetto dovrà avvenire in tempi brevi,  iniziare un’azione giudiziaria oggi per fare valere l’illegittimità della moneta scritturale delle banche oppure, in alternativa, la legittimità di pagarle con la medesima moneta, significa che, prima che la causa sia decisa, il riassetto sarà quasi certamente avvenuto, e può essere un riassetto che libera la società dal nodo scorsoio della moneta bancaria.
28.02.17 Marco Della Luna

PRIMA ORDINANZA:

Tribunale Ordinario di Bolzano – Bozen
2014 – 216
IL GIUDICE DELL’ESECUZIONE
a scioglimento della riserva che precede, in ordine all’opposizione presentata da
________________con l’avv. Della Luna
nei confronti di
Banca Popolare dell’Alto Adige con l’avv. Dietmar Wild

[OMISSIS]

quanto, invece, alla violazione dell’art 127 (ex art 105) del trattato istitutivo
dell’Unione Europea, non si capisce per quale motivo la creazione di moneta
attraverso il sistema bancario possa violare tale norma, che nulla dispone in tal senso, come è assolutamente irrilevante il riferimento all’art 10 TUB, che non vieta tale sistema, posto che comunque l’Euro è una moneta non rappresentativa, per cui non è richiesto un controvalore per ogni biglietto stampato come all’era del sistema aureo,

ritenuto, per quanto esposto, che non sussistano gravi motivi per sospendere il
processo esecutivo;

RESPINGE
l’istanza di sospensione

[OMISSIS]

Così deciso in Bolzano, 06/09/2016
Il giudice dell’esecuzione
dott. Werner Mussner


SECONDA ORDINANZA:

Tribunale Ordinario di Bolzano – Bozen
2014 – 216
IL GIUDICE DELL’ESECUZIONE
a scioglimento della riserva che precede, in ordine all’opposizione presentata da
____________________ con l’avv. Marco Dalla Luna
nei confronti di
Banca Popolare dell’Alto Adige con l’avv. Dietmar Wild

[OMISSIS]

considerato, infine, che in ordine al capitale erogato vi è in entrambi casi il contratto di mutuo agli atti, per cui la datio è provata essendo documentata con atto pubblico, per cui il capitale residuo richiesto dalla banca non sembra contestabile, mentre i controcrediti come vantati sono assai incerti nell’an e nel quantum, 

[OMISSIS]

considerato, infine, che in ordine alla creazione di moneta, questa ovviamente si crea in quanto le banche non abbisognano dei soldi che imprestano; la creazione, peraltro, della moneta avviene sempre quando si è di fronte ad un debito di valuta che produce interessi, di modo che il rapporto debito/credito dopo un anno non è più pari alla somma imprestata, ma pari alla somma imprestata più gli interessi, e quindi già con tale piccola quanto semplice operazione si crea denaro, che è sempre una cosa virtuale,

considerato che l’art 10 TUB stabilisce che le banche esercitano la funzione bancaria, e di conseguenza, sono autorizzate a stipulare l’attività di credito, e non è previsto che per ogni finanziamento concesso ci siano dei depositi equivalenti, quindi l’attività bancaria risulta essere ancorata nel diritto positivo, come anche la creazione monetaria virtuale,

ritenuto, per quanto esposto, che non sussistano gravi motivi per sospendere il processo esecutivo;

RESPINGE
l’istanza di sospensione e

FISSA
termine perentorio al 15.1.2017 per l’introduzione del giudizio di merito, secondo le modalità previste in ragione della materia e del rito, previa iscrizione a ruolo della causa, a cura della parte interessata, osservati i termini a comparire di cui all’articolo 163-bis c.p.c. (o altri se previsti) ridotti della metà

[OMISSIS]

Così deciso in Bolzano, 30/11/2016
Il giudice dell’esecuzione
dott. Werner Mussner
Firmato Da: MU

L'Euro non necessita di un controvalore

sabato 25 febbraio 2017

Dibattito monetario. Vènghino Siori, vènghino: più gente entra...

Dibattito monetario. Vènghino Siòri, vènghino: più gente entra, più béstie si vedono
di Marco Saba, presidente IASSEM

Da qualche anno si sta assistendo ad una specie di gara tra sedicenti esperti per propinare al pubblico tutta una serie di scelte, alternativamente idiote o ininfluenti, per modificare l’assetto monetario del paese. Cerchiamo di analizzare come il sistema, di fronte alla crisi, cerca gattopardescamente di adescare il pubblico per propinare false soluzioni che, col preciso scopo di non cambiare niente, ovvero che a pagare sia il solito popolo bue, paiono miracolose come quando il primo Rockefeller, non riuscendo a smerciare il petrolio, girava il Far-West spacciandolo come unguento miracoloso contro i pidocchi.

Innanzitutto una doverosa precisazione per il lettore colto – gli altri possono saltare questo paragrafo – la frase originaria del titolo veniva recitata da imbonito ri del circo che, avendo una collezione di gabbie coperte di teli, con dentro animali esotici, scoprivano le gabbie stesse all’affluire dei visitatori. Per invogliare il pubblico a comprare il biglietto ed entrare all’esposizione, recitavano appunto: Venghino Siori, venghino: più gente entra, più bestie si vedono. Questo perché ad una maggiore affluenza avrebbero tolto il telo a sempre più gabbie. E quindi, effettivamente, le più bestie si vedevano davvero. Oggi, persa la memoria dell’origine della frase, si lascia intendere che le bestie siano il pubblico stesso, ed in un certo senso non si può dar torto a questa umoristica interpretazione. Ma veniamo al punto.

Tra le false scelte propinate, troviamo: euro o no euro, intendendo un ritorno ad una moneta nazionale; la divisione tra banche d’affari e banche di raccolta; l’introduzione di CCF (Certificati di Credito Fiscali); la ricetta americana MMT – ovvero aumentare il debito perché tanto lo Stato emetterebbe moneta per pagarlo (ma se lo Stato crea moneta, che bisogno c’è d’indebitarsi? Le banche mica s’indebitano quando creano moneta! ); eliminare il vincolo di pareggio di bilancio per potersi indebitare di più (vedere la parentesi precedente); e chi più ne ha, più ne metta.

L’importante è non toccare mai il punto clou, il core business del banchiere sovrano che crea moneta senza contabilizzarla, simulando improbabili voragini nel suo bilancio allo scopo preciso di tartassare il pubblico due volte: la prima incassando in nero tutto il signoraggio da creazione di moneta, la seconda pretendendo di essere in difficoltà, perché non la contabilizza, e quindi rispremendo il pubblico obbligando poi lo stato ad indebitarsi per intervenire. Siamo veramente alla commedia dell’assurdo. Qui sotto riporto un commento all’ennesima riproposta dei CCF da parte di Carlo Cattaneo, valga per tutte:

“Caro Cattaneo, il concetto di moneta fiscale (CCF) nasce da una incomprensione profonda di cosa voglia dire creare moneta fiat (il denaro creato dalle banche) e delle sue implicazioni. La creazione e spesa di moneta fiat (senza valore intrinseco) è già una operazione fiscale: chi ha il privilegio di crearla e spenderla, come recita il sito della Banca d'Italia, si appropria immediatamente del suo controvalore dedotte le spese di produzione. Spese che, anch'esse, possono essere pagate con ulteriore moneta fiat. Ad esempio, emettendo denaro di stato a corso legale, lo Stato potrebbe già finanziare tutte le spese necessarie, come avveniva nei primi stati degli USA con i Greenbacks, come descrisse bene Benjamin Franklin al Parlamento inglese per giustificare la prosperità delle colonie oltremare. Nel dibattito monetario occorre notare, come recita una vecchia storiella, che più gente entra, più bestie si vedono.”

Quello che si deve fare è semplice. L'intera procedura della creazione di denaro in banca e della sua contabilizzazione deve essere sottoposta ad un audit rigoroso per verificare che tale creazione, oggi fuori bilancio, venga opportunamente registrata nei flussi di cassa. Gli aumenti di capitale delle banche non servono a niente poiché il denaro creato dalle banche è già mezzo di pagamento legale, finale e circolare. Non deve essere garantito poiché è FIAT. Tutti i racconti ufficiali sono semplicemente una menzogna volta ad ingannare il pubblico, come quando sulle banconote era scritto: pagabili a vista al portatore. Che sia in euro, lire nuove o banane raddrizzate, prima se ne esce e meglio è.

giovedì 16 febbraio 2017

Bankitalia: commento alla risposta di Barbagallo a Villarosa

Bankitalia: commento alla risposta di Barbagallo a Villarosa
di Marco Saba, presidente IASSEM , 16 febbraio 2017

Testo originale bankitalia: http://seigneuriage.blogspot.it/2017/02/la-risposta-della-banca-ditalia-allon.html

Commento riga per riga la risposta di bankitalia. Intanto esaminiamo la domanda e la risposta a caldo del capo della vigilanza osservando il video (da un minuto) del fatto:
https://www.youtube.com/watch?v=WPmObU-V4lk

La risposta a caldo del capo della vigilanza Carmelo Barbagallo, "Le risponderò privatamente...", è già abbastanza inaudita. Unica nel suo genere in quella audizione del 17 gennaio 2017. Dopo 2 settimane (2 febbraio 2017), arriva la risposta da Banca d'Italia, non firmata e senza carta intestata... Vediamola:

"L’On.Villarosa sembra riferirsi a un intervento del deputato avv. Patrick Dimier al Grand Conseil del Cantone di Ginevra, nel quale propone di tassare la creazione di moneta da parte del sistema bancario. Il deputato rammenta che la creazione di moneta non è solo quella della banca centrale, ma avviene a opera di tutte le banche mediante la moneta scritturale e si chiede perché, a differenza del signoraggio, su tale creazione di moneta non sia applicato alcun prelievo a favore delle finanze pubbliche." 


- Certamente l'On. Villarosa si riferiva all'intervento dell'avv. Dimier al PARLAMENTO del Canton Ginevra. Va tuttavia detto che la Banca d'Italia, nel suo disordine bipolare, interpreta differentemente il signoraggio se a percepirlo è direttamente lo Stato oppure la banca stessa. Difatti nel sito Bankitalia troviamo:


"Quando la moneta è prodotta dallo Stato, è quest'ultimo che, spendendola ad esempio per acquistare beni e servizi, la mette in circolo nell'economia e realizza immediatamente il controvalore, al netto dei costi di produzione."

https://www.bancaditalia.it/compiti/emissione-euro/signoraggio/
 

Lasciando così intendere che se le banconote (181 miliardi) le avesse stampate lo Stato, sotto forma di biglietti di Stato a corso legale, sarebbe stato quest'ultimo a realizzare immediatamente il profitto di 181 miliardi tolti i costi di tipografia che, ad onor del vero, possono essere anch'essi pagati con nuova cartamoneta. Ma, magicamente, se le banconote le emette la Banca d'Italia, ecco che lo Stato percepisce solo l'interesse riversato da Banca d'Italia sul PRESTITO delle banconote stesse al sistema bancario generale... Il capitale sparisce attraverso l'iscrizione di un falso passivo nel bilancio bankitalia "Banconote in circolazione" che corrisponde al valore facciale delle stesse... Lo Stato intelligente iscriverebbe al SUO attivo di bilancio una somma corrispondente, inverando la passività bancaria, e facendosi pagare effettivamente la somma del valore facciale, incamerando il signoraggio al 100% anziché gli interessi che, a onor del vero, non sono il signoraggio ma meri profitti da investimento... Maggiori dettagli qui:

Tesoro sommerso: l'errore contabile del ministro Padoàn
http://centralerischibanche.blogspot.it/2016/07/tesoro-sommerso-lerrore-contabile-del.html


Ma andiamo avanti nel testo della risposta:

"Una tale tassazione, sostiene, potrebbe dare un gettito consistente; egli calcola che, se la Banque Cantonale de Genève fosse tassata sui 2.700 miliardi di Franchi svizzeri di moneta scritturale creata nel 2015, vi sarebbe un incasso tributario di 475 milioni di Franchi svizzeri."

Non entro qui nel merito del calcolo della tassazione svizzera rammentando però che, sommando IRES e IRAP, la tassazione della creazione di denaro bancario - che genera profitti cirrispondenti tolte le spese - si aggira sul 30%. E qui stiamo parlando di 1.800 miliardi l'anno di impieghi bancari da parte delle banche commerciali, effettuati creando una corrispondente quantità di denaro. Quindi, per l'Italia, il danno è di 540 miliardi di tasse non incassate sulla creazione del denaro digitale (i depositi a vista).

Continuando:
"Il punto è che le banche già sono sottoposte ovunque a una tassazione dei guadagni che esse traggono dal fornire mezzi di pagamento, insieme a quelli che ricavano dalle altre attività. Circa la possibile introduzione di una nuova imposta sulla creazione di depositi (che rappresentano la quasi totalità del denaro bancario), è probabile che i maggiori costi determinati dall’imposta, pur se formalmente in capo al sistema bancario, sarebbero comunque traslati sui clienti delle banche, per esempio sui costi di apertura di conto corrente. La traslazione dell’importo potrebbe non essere piena in funzione, per esempio, del grado di concorrenzialità del mercato del settore bancario e di caratteristiche della domanda di depositi; tuttavia, in ultima analisi, sarebbe la collettività a contribuire al pagamento di parte, o dell’intero ammontare, dell’imposta."

Qua si pretende di affermare che - per tassare i PROFITTI della creazione di denaro - sarebbe necessaria una NUOVA IMPOSTA. Lasciando intendere che - col sistema attuale - tali profitti non verrebbero tassati... Qui la Banca d'Italia bara clamorosamente, perché il problema non è nell'introdurre una NUOVA tassazione, ma bensì nel rettificare la stesura dei bilanci bancari che - come più volte denunciato dal 2014, creano attualmente il denaro fuori bilancio, ovvero non facendolo transitare - alla creazione - nel conto dei flussi di cassa delle banche stesse. Le banche attualmente non pagano tasse sulla creazione perché - violando le norme IAS-IFRS 7 - versano il denaro sui depositi della clientela senza prima contabilizzarli in entrata in cassa. Questo è un punto tecnico importante poichè a seguito di tale pratica - dovuta anche al fatto che non esiste un CATASTO della creazione di moneta bancaria - si può affermare che tutta la moneta bancaria gira "in nero" - orfana di certificazione di origine - e quando rientra nelle casse delle banche sembra SPARIRE. Sparisce solo contabilmente, all'azzeramento dei debiti, ma rimane nelle casse bancarie e non si sa bene dove poi vada a finire... Uno spunto per una bella ricerca da affidare alla nostra INTELLIGENCE ?

Aggiungo che il fatto di  pretendere che questo sia ammissibile, con la giustificazione goliardica per cui al pagamento di tasse l'impresa è costretta ad aumentare i prezzi (come accade di norma con l'IVA) e che quindi non le pagherebbe per contenere i costi della clientela, si commenta da sé...


Il resto del testo, per ora, non necessita di ulteriori commenti.