martedì 26 settembre 2023

Presentazione


In questo sito viene trattato il problema dell'insolvenza cronica pianificata del sistema bancario italiano. In particolare ci soffermiamo sulla voce più importante oscurata nei bilanci: la rendita da creazione di denaro a corso legale. La Banca d'Italia, e tutte le altre banche italiane, sono in bancarotta tecnica finché non contabilizzano all'attivo l'aggregato monetario all'atto della creazione.
La nascita di una entità terza come "Centrale Rischi Banche" è resa necessaria dal fatto che la Banca Centrale Europea è arrivata ad accentrare i poteri assoluti di vigilanza bancaria in Europa, in spregio ai più elementari principi del conflitto d'interessi. 

venerdì 19 agosto 2016

Tribunale di Genova: accertamento tecnico sulla creazione di danaro bancario

Tribunale di Genova: accertamento tecnico sulla creazione di danaro bancario

L'avv. Marco della Luna, parte attrice

Tribunale civile di Genova, 18 agosto 2016, udienza nella causa sulla mancata contabilizzazione della creazione di danaro da parte di Banca Carige. L'avvocato di Carige è Paolo Canepa (fratello del magistrato Anna Canepa, segretaria di Magistratura Democratica), dello studio legale Roppo e Canepa, che aveva assistito De Benedetti nella causa sul Lodo Mondadori...

L'avvocato chiede che la causa sia risolta subito per totale infondatezza, invocando la temerarietà della controparte. Il Tribunale rimanda a prossima udienza, il 4 ottobre 2016 alle 10.15, davanti al Dott. Luigi Costanzo, presidente di sezione nonché presidente vicario del Tribunale, per decidere sulla nomina del CTU. 

L'avvocato Marco Della Luna, che rappresenta la parte attrice, costituita da una società finanziaria britannica e da Marco Saba, sostiene che far emergere i ricavi da creazione di danaro da parte delle banche commerciali, nel caso di Carige oltre 25 miliardi, oltreché a risanare il sistema bancario italiano, porterebbe - attraverso la conseguente tassazione - alla messa in sicurezza del bilancio dello Stato.

Una domanda sorge spontanea: se tutto è in regola, perché il management della Cassa di Risparmio di Genova si oppone all'accertamento ?


Vedi anche: Crac bancari, giustizia non è fatta: quelle indagini fra sospetti e conflitti di interesse

domenica 7 agosto 2016

Note sul danaro bancario e l'obbligo di restituzione

Note sul danaro bancario e l'obbligo di restituzione
di Marco Saba, IASSEM, 8 agosto 2016

Rileggendo l'art. 1834 del codice civile, alla luce dei cambiamenti intervenuti nella pratica bancaria dal 1942 ad oggi, è opportuno effettuare alcune riflessioni. Per esempio, l'introduzione del cosiddetto danaro elettronico, ovvero della possibilità di disporre direttamente ed immediatamente da parte del cliente della somma depositata sul conto - con il cosiddetto "home banking"-  effettuandone traferimenti o bonifici che rappresentano pagamenti legali finali di imposte, tasse, multe, spese giodiziarie, etc., non era contemplata dall'estensore della legge all'epoca. E nemmeno il fatto che la banca, almeno già dall'800, non usava testualmente le somme depositate in contanti per effettuare mutui o aperture di credito, ma creava la somma corrispondente sul conto del cliente tramite scorrette scritture contabili. L'art. 1834 prevede che la banca sia tenuta a restituire al cliente una somma depositata nella stessa specie versata (tandundem eiusdem generis). Facciamo l'esempio di un dipendente qualsiasi che abbia avuto il salario accreditato sul conto tramite trasferimento elettronico, da parte del datore di lavoro, e che si rechi in banca per ritirare contanti. La banca è obbligata a cambiare in contanti il danaro elettronico presente sul conto ? Ovviamente no, se lo fa è per pura cortesia, perché il cliente potrebbe sempre utilizzare direttamente quel danaro trasferendolo o spendendolo dove vuole. Se la banca ha ricevuto il denaro sotto forma di trasferimento elettronico, non si vede perché dovrebbe essere obbligata a restituirlo in un'altra specie, non è certo un obbligo dettato dall'art. 1834. D'altra parte all'epoca il legislatore ignorava la pratica dell'attività bancaria di non utilizzare il danaro in deposito ma di creare nuovi depositi ex novo ogni qual volta effettuava degli impieghi. Ma allora perché si parla di trasferimento della proprietà del deposito alla banca ? Perché non era di dominio pubblico il fatto che le banche utilizzano la supposta proprietà dei depositi solo come espediente contabile nel loro bilancio per nascondere i profitti di capitale derivanti dall'effettiva creazione di nuovo denaro ! Infatti, nell'aggregato monetario M1 indicato dalla Banca Centrale Europea, le tre specie monetarie si sommano: monete, banconote e depositi! Si scopre così che le banconote non hanno bisogno di essere garantite da monete metalliche per la loro circolazione, così come per inferenza il denaro iscritto nei depositi non ha bisogno di cartamoneta alle spalle per avere vita propria come mezzo monetario. Le conclusioni notevoli che voglio trarre da questa semplice riflessione, sono:

1 - La banca non ha l'obbligo di cambiare in contanti le somme depositate sui conti quando queste abbiano avuto origine da denaro elettronico inizialmente trasferito da altri conti correnti bancari;

2 - Se ne deduce che non può essere considerata insolvente la banca che, non potendo o volendo per vari motivi cambiare il deposito in contanti, si rifiuti di eseguire l'operazione almeno per la parte che non è stata originata da diretto deposito di contante presso la banca stessa (tantundem eiusdem generis);

3 - Le banche commerciali e centrali non usano i depositi della clientela per prestarli ad altri ma, con gli impieghi, creano continuamente denaro nei depositi che rappresentano una specie monetaria differente da monete e banconote. Tale specie, in unità minime del centesimo di euro, è conteggiata dalla banca centrale come assommata alle due specie precedenti, quindi non deve essere garantita dalle stesse per assumere una sua validità indipendente come mezzo monetario;

4 - La creazione di denaro elettronico-bancario - assimilata alle due specie di monete e banconote - deve essere registrata contabilmente in entrata nei flussi di cassa della banca stessa, alla creazione, per poter poi presentare un bilancio di fine d'anno che rispetti i criteri contabili dettati dal codice civile (art. 2423 - Redazione del bilancio).

Insomma, da qualche parte devo pur vedere che la banca, anziché un semplice intermediario finanziario, paragonabile agli intermediari finanziari non bancari, è una vera e propria fabbrica di danaro. Con la registrazione contabile della creazione del danaro, l'equivoco si risolve e, ovviamente, nessuna banca sarà più dichiarata insolvente.

Rif. Art. 1834: http://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quarto/titolo-iii/capo-xvii/sezione-i/art1834.html

Vedi anche: Tesoro sommerso: l'errore contabile del ministro Padoan

sabato 6 agosto 2016

NPL e banche: a rischio tutti i contratti monofirma

Sofferenze: banche e governo trascurano un grosso rischio

26 luglio 2016, di Daniele Chicca
http://www.wallstreetitalia.com/sofferenze-governo-si-sbaglia-e-banche-sottovalutano-un-rischio/
 
ROMA (WSI) – Le sofferenze bancarie dei gruppi italiani, pari a 360 miliardi e il 18% circa del totale dei prestiti in portafoglio, sono un male che il governo ritiene curabile e sopravvalutato dai mercati. Un rischio di cui nessuno parla e di cui nemmeno i management delle big della finanza stanno tenendo conto, però, è quello dei contenziosi legali che potrebbero seguire alle operazioni di tentato smaltimento degli Npl iscritti a bilancio (Non-performing loans).
L’Italia è il paese con la maggiore incidenza di sofferenze e l’istituto che più rischia di pagarne le conseguenze è Mps, il cui Cda affronterà il nodo il prossimo 29 luglio, giorno della pubblicazione degli stress test. Il punto su cui si discute oggi è il valore di cessione di tali crediti deteriorati e il faro è puntato sulla cessione degli npl da parte della banca di Rocca Salimbeni.
“Il pricing potrebbe costituire un benchmark per le future operazioni sui crediti inesigibili”, dice il legale Marco Rossi. L’avvocato dello studio legale Rossi Rossi & Partners esprime una certa preoccupazione per un fattore che non è ancora stato preso in esame: l’aspetto dei rischi legali.
“Penso che ogni banca dovrà eseguire un’attenta due diligence sui propri Npl. A mio avviso, il rischio fino ad ora non calcolato è concentrato in quelle che io amo chiamare strong contingent liabilities, ovverosia quelle passività potenziali future, derivanti da contenziosi legali non ancora iniziati, il cui esito negativo per la banca è stimabile con un certo grado di certezza in base ai più recenti orientamenti della Cassazione”, dice il presidente del Comitato Scientifico Alma Iura.
Mentre le normali contingent liabilities indicate in bilancio dalle banche sono collegate ai contenziosi già preannunciati (si tratta di passività potenziali ma non facilmente quantificabili), le strong contingent liabilities hanno un’aspettativa di formarsi che andrebbe stimata “con maggiore precisione”.

Crediti rischiano di trasformarsi in debiti

L’avvocato Rossi fa un esempio su tutti: una banca cede il proprio pacchetto di Npl al 25% del loro valore. L’acquirente inizia poi l’attività di recupero dei crediti bancari, con l’obiettivo di recuperare una percentuale maggiore di quanto li abbia pagati (nel nostro caso superiore al 25%). L’aspetto che, secondo Rossi, va valutato con moltissima attenzione è quello del rischio legale.
“In alcuni casi, questi Npl, da crediti possono trasformarsi in debiti per l’acquirente. Infatti, il cliente che ha smesso di pagare, nel momento in cui viene chiamato in causa, si difenderà e cercherà di ottenere dalla banca la restituzione di quanto pagato in passato”.
Il rischio è forte anche in base ai recenti orientamenti della giurisprudenza della Cassazione che, per esempio, con quattro sentenze del 2016 ha dichiarato la nullità dei contratti bancari/finanziari firmati dal solo cliente e non dalla banca. I contratti “monofirma” rappresentano quasi la regola e quindi sono a forte rischio di essere dichiarati nulli.
In questo caso, se la banca fosse costretta a restituire tutto ciò che ha ricevuto in passato, il proprio credito potrebbe tramutarsi in un debito verso il cliente inadempiente.
Ovviamente può valere il contrario: ad esempio, dice Rossi “in materia di usura su cui la Cassazione si è da poco espressa infliggendo un duro colpo alla tesi dei correntisti. Ciò vuole dire – sottolinea Rossi – che nella valutazione di tali Npl sarà necessario tenere conto dinamicamente di tali mutamenti di giurisprudenza e degli impatti che un futuro contenzioso potrebbe avere sul credito deteriorato.
“I presidi per le banche ci sono ma vanno studiati attentamente e occorre sul punto una specialistica competenza nel settore della litigation bancaria e finanziaria”. Il tema del legal risk – conclude Rossi – è “molto attuale” per il sistema bancario “tanto che ne parleremo nell’ambito del Corso di specializzazione professionale organizzato dall’Università di Verona in collaborazione con il Centro Studi Alma Iura e con il Banco Popolare“.
 

giovedì 21 luglio 2016

Tesoro sommerso: l'errore contabile del ministro Padoàn

Tesoro sommerso: l'errore contabile del ministro Padoàn
Una passività monopolare nel bilancio di bankitalia
di Marco Saba, IASSEM, 21 luglio 2016

"Le banconote della Federal Reserve, o la valuta, sono una passività della Federal Reserve" - International Journal of Central Banking, Marzo 2015


Quando la banca centrale italiana emette valuta, per comprare un bene, ad esempio (oro, immobili, valuta estera, etc.), abbiamo una appropriazione di proprietà da parte di una società privata che usa un diritto sovrano senza contropartita: quello di emettere moneta e di appropriarsi del relativo potere d'acquisto. Ecco perché la Banca d'Italia espone in bilancio una passività di 174,3 miliardi di euro per le sole banconote. Si tratta comunque di una passività non risolta nei confronti della Tesoreria di Stato del paese in cui la moneta a corso legale è stata emessa. Questa passività - un debito privato che dovrebbe risultare in un credito pubblico - si dice "non risolta" perché non trova una corrispondente iscrizione nelle attività dei libri contabili dello Stato.

E' questo il famoso signoraggio che rimane sospeso, e non pagato, da parte delle banche che emettono denaro. Si ha così il paradosso che la banca potrebbe emettere denaro a sufficienza per comprarsi l'intero paese, direttamente o trasversalmente - attraverso intermediari, per esempio - senza che lo Stato riceva il signoraggio corrispondente. In sostanza, se la passività da emissione rimane fasulla ed incompleta, perché non viene saldata al Tesoro neanche per la parte di creazione di denaro elettronico, la banca ha un guadagno occulto che nessuno vede.  

Lo vediamo indirettamente nel senso che il mancato profitto del Tesoro si riassume in un debito pubblico crescente che non viene consolidato col credito pubblico che non è contabilizzato. È precisa responsabilità del Tesoro, cioè del ministro Padoan e del governo del paese, se questa somma non viene incassata, è evidente. La banca si arricchisce a spese dello Stato. Il metodo corretto di contabilizzare l'emissione di denaro fiduciario legale - le banconote ed i depositi creati dalla banca centrale - è di includere nella voce BANCONOTE IN CIRCOLAZIONE del passivo della banca anche il denaro elettronico che quest'ultima emette creando dei depositi e che. ad oggi, non contabilizza nel conto di cassa alla creazione.

Questa passività deve trovare una corrispondenza nella contabilità del Tesoro nella forma di una iscrizione contabile nell'attivo che si chiamerà SIGNORAGGIO RICEVUTO PER CREAZIONE DI MONETA, dove per moneta si intende anche il denaro elettronico che viene oggi creato alla chetichella pure dalle banche commerciali.

Ricapitolando: le banche devono indicare nel bilancio quanto denaro hanno creato durante l'anno e devono esporlo come passività verso il Tesoro. Il Tesoro deve attivare una voce nell'attivo equivalente al denaro creato, come reddito da signoraggio, risolvendo l'attualmente fasulla passività postata dalle banche e rendendola corrente. In questo modo si evidenzia un credito pubblico che può essere consolidato col debito pubblico.

venerdì 8 luglio 2016

Svizzera, ministro delle finanze: la moneta bancaria non è legale

Svizzera, ministro delle finanze: la moneta bancaria non è legale


In una recente risposta ad una lettera di Marco Saba, presidente di IASSEM (Istituto di Alti Studi sulla Sovranità Economic e Monetaria), inviata alla consigliera federale Simonetta Sommaruga, il ministro delle finanze svizzero Ueli Maurer ha preso la seguente posizione:

"La moneta scritturale creata dalle banche [NdR: intendendo le banche commerciali svizzere] non è considerata denaro inteso quale mezzo di pagamento legale".

Vedere: 


La lettera alla consigliera Sommaruga del 22 maggio 2016:
http://seigneuriage.blogspot.it/2016/05/lettera-alla-consigliera-federale.html

La risposta integrale del ministro delle finanze del 22 giugno 2016:
http://seigneuriage.blogspot.it/2016/06/svizzera-presa-di-posizione-del.html

L'intervento di Saba all'assemblea generale della Banca Nazionale Svizzera e la replica del presidente del consiglio della banca del 29 aprile 2016:
http://seigneuriage.blogspot.it/2016/05/banca-nazionale-svizzera-i-video-del.html

lunedì 20 giugno 2016

Reati contro la personalità individuale: Riduzione in schiavitù

Penale




Reati contro la personalità individuale

Riduzione in schiavitù: non serve che la vittima sia privata del tutto della libertà personale

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2016/06/15/riduzione-in-schiavitu-non-serve-che-la-vittima-sia-privata-del-tutto-della-liberta-personale

Riduzione in schiavitù: non serve che la vittima sia privata del tutto della libertà personale

di Monticelli Luca - Avvocato in Reggio Emilia, Dottore di ricerca e Professore a contratto in diritto penale presso la S.S.P.L. dell'Università di Parma

Ai fini della configurabilità del reato di riduzione in schiavitù di cui all’art. 600 c.p., lo stato di soggezione penalmente rilevante deve essere continuativo e non totale, tale da realizzare uno stato di fatto nel quale l’autodeterminazione e la libertà del soggetto passivo siano annullati o, comunque, ridotti in ambiti di nessuna rilevanza rispetto allo sfruttamento che di lui è fatto, con l’effetto di ridurre la vittima a essere quasi una “cosa” di proprietà dell’agente.


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