martedì 26 settembre 2023

Presentazione


In questo sito viene trattato il problema dell'insolvenza cronica pianificata del sistema bancario italiano. In particolare ci soffermiamo sulla voce più importante oscurata nei bilanci: la rendita da creazione di denaro a corso legale. La Banca d'Italia, e tutte le altre banche italiane, sono in bancarotta tecnica finché non contabilizzano all'attivo l'aggregato monetario all'atto della creazione.
La nascita di una entità terza come "Centrale Rischi Banche" è resa necessaria dal fatto che la Banca Centrale Europea è arrivata ad accentrare i poteri assoluti di vigilanza bancaria in Europa, in spregio ai più elementari principi del conflitto d'interessi. 

giovedì 21 dicembre 2017

False attestazioni del credito bancario in Italia

COMUNICATO
E’ già disponibile, in formato e-book, il testo specialistico "False attestazioni del credito bancario in Italia" del dr. Giovanni Battista Frescura, un consulente esperto nelle normative sulle irregolarità nel calcolo degli interessi sui finanziamenti erogati dalle banche (anatocismo, ultralegali, oneri indebiti, ecc…), autore alcuni anni fa di un corposo manuale sul tema dell’usura nei crediti bancari, molto noto tra coloro che si occupano di controversie con le banche.
Il nuovo libro illustra ad avvocati, commercialisti e consulenti tecnici come far revocare, tramite la procedura (civile) della querela di falso, decreti ingiuntivi non opposti e sentenze che hanno condannato, ingiustamente, i clienti (soprattutto piccole / medie imprese) a pagare, con illegali esecuzioni immobiliari e fallimenti, somme non dovute alle banche; può ricorrere a questa procedura anche chi ha azioni espropriative in corso.
Il libro, venduto on line (www.falsobancario.it), sia in formato cartaceo che come e-book, ha uno specifico capitolo dedicato agli NPLs (non performing loans ovvero crediti incagliati / deteriorati) e alla loro cessione, che ha logicamente dei problemi quando riguarda un credito “falso”.
Il dr. Frescura tiene dei corsi dove insegna agli interessati ad utilizzare la querela di falso, uno strumento del processo civile, per impugnare le (errate) attestazioni dei crediti bancari; si tratta infatti di una procedura poco conosciuta anche dagli stessi avvocati, che finora (per motivi incomprensibili) non l’hanno mai utilizzata nel contenzioso bancario, nonostante in sede giudiziaria molto spesso si accerti che i decreti ingiuntivi ottenuti dalle banche, sulla base di una ideologicamente falsa autocertificazione del credito ex art. 50 Tub, non sono validi.
La banca in questa autocertificazione afferma infatti di vantare un credito certo anche quando questo è formalmente contestato oppure è notoriamente viziato dalle irregolarità e/o dall’usura.

martedì 27 giugno 2017

BANCHE: MONETA ILLEGALE, CONTRATTI NULLI

BANCHE: MONETA ILLEGALE, CONTRATTI NULLI

Banca d’Italia, con l’Avviso al pubblico del 06.06.17, https://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/avvisi-pub/, dichiara: “La Banca d’Italia precisa anzitutto che sulla base della normativa internazionale e nazionale, l’unica forma di moneta legale – ossia dotata del potere di estinguere le obbligazioni in denaro – è la moneta emessa dalla Banca Centrale Europea (BCE)”. Banca d’Italia ammette che però le banche di credito italiane creano mediamente 1.000 miliardi all’anno di euro scritturali (si veda il Supplemento al Bollettino statistico pubblicato dalla Banca d’Italia, “Moneta e banche https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/moneta-banche/2017-moneta/suppl_01_17.pdf in particolare Tavola 1.2.a.”

 Quindi esse usurpano una funzione riservata alla BCE. E la BCE lo sa. 
Le conseguenze giuridiche di quanto sopra sono molteplici, e tutte portano a una conseguenza pratica: la banca non può pretendere il rimborso dei suoi “prestiti” né il pagamento degli interessi, perché i contratti sono nulli.
Innanzitutto, usurpando una funzione pubblica riservata dalla legge e dai trattati alla BCE, le banche commettono sistematicamente il reato previsto e punito dall’art. 347 del Codice Penale (Chiunque usurpa una funzione pubblica … … è punito con la reclusione fino a due anni.) e/o il reato previsto e punito dall’art. 453 (È punito con la reclusione da tre a dodici anni e con la multa da lire un milione a sei milioni 1) chiunque contraffà monete nazionali o straniere, aventi corso legale nello Stato o fuori).

La moneta così creata è corpo di reato e va sequestrata, e ogni contratto con la banca, utilizzante questa moneta, è nullo per illiceità dell’oggetto, e la banca non può pretendere in restituzione un quid ejusdem generis di ciò che ha dato, perché si tratta di un genus illecito.

In secondo luogo, se ciò che la banca ha creato e prestato come “euro” non è moneta legale, essa, non avendo mai erogato moneta legale euro, non ha mai eseguito il prestito.

In terzo luogo, la banca ha dato un aliud pro alio. Che si tratti di un quid alii, diverso per essenza, è evidente: la moneta legale è solo quella creata dalla BCE; solo essa non nasce come monetizzazione di un rapporto obbligatorio; solo essa ha la capacità di estinguere i rapporti di credito-debito senza crearne degli altri; solo essa è ontologicamente indipendente dalle sorti (dall’eventuale insolvenza) delle banche; la moneta contabile bancaria è per contro sempre consistente, giuridicamente, in una promessa di pagamento (tale è il saldo attivo di conto corrente o di libretto di risparmio o l’importo dell’assegno circolare) avente ad oggetto una qualsiasi valuta legale a scelta delle parti (Euro, Dollari, Yen, Sterline…); essa quoad existentiam dipende dalla solvibilità della banca depositaria-debitrice., e non è fiat (cioè non è dotata di accettazione imposta d’imperio dallo Stato: il bonifico di una banca insolvente non vale nulla).

In quarto luogo, la banca ha creato contabilmente mezzi monetari non-euro dichiarandoli e contabilizzandoli come euro, come moneta legale, pur sapendo di non avere la facoltà di crearla e di agire contro le leggi e i trattati.

In quinto luogo, ha spacciato per euro ciò che euro non è, al fine di ottenere l’impegno del cliente a rimborsare euro non ricevuti: quindi ha adibito dolo, frode, per ottenere un profitto ingiusto, smerciando un quid intrinsecamente illecito.
Quelli sopra esposti sono argomenti da usare per difendersi dalle banche eccependo la nullità nelle vertenze individuali. Ma sul piano generale, essi fanno emergere la radicale ipocrisia-contraddizione giudica, logica, sociale e morale su cui poggia lo Stato e la sua parvenza di legalità. Non si tratta, evidentemente, di una questione secondaria, né di una questione di mero principio morale, ma della stessa struttura dell’economia, della distribuzione dei redditi e del carico fiscale, del potere politico in un sistema-paese che dipende dalle banche per il finanziamento sia privato che pubblico.

Una recente ordinanza del Tribunale di Savona, nella causa n. 1580/2017, dichiara che sarebbe valido il mutuo erogato da una banca con denaro da essa creato contabilmente come “euro” anche se la banca non ha la facoltà di creare euro, ed è valido perché il mutuatario lo ha comunque utilizzato. Questa ordinanza ha espresso un principio implicante, da un lato, che il denaro bancario è valido anche se falso, purché sia accettato; e, dall’altro lato, che la banca è il disopra della legge (la quale riserva la creazione di denaro alla BCE). Il tribunale ha scritto, infatti: l’eventuale violazione delle disposizioni relative alla creazione di moneta ed alla raccolta del risparmio, in nessun caso potrebbe riverberarsi sulla validità ed efficacia del contratto di finanziamento”: ossia, le banche hanno il diritto di usare, per arricchirsi, anche il denaro da esse creato abusivamente e in violazione delle leggi. Le banche quindi sono al di sopra della legge che vale per il resto della società – quindi la legge non è eguale per tutti.

Per il Tribunale, ai fini del diritto della banca a incassare, è irrilevante se il denaro prestato sia o non sia legittimo e di origine legittima, cioè è irrilevante il problema della sua legalità. Ossia, è irrilevante il dato di diritto; mentre è rilevante il dato di fatto, ossia il fatto che quel denaro sia stato usato, accettato, dai terzi, dal mercato.  Il fatto dell’accettazione del denaro bancario legittima la pretesa bancaria superando la illegittimità della creazione monetaria da parte della banca. Nella fattispecie, la banca aveva dato a mutuo al cliente una somma di denaro da essa scritturalmente creato, e il cliente la aveva usata per pagare un appartamento mediante bonifico sul conto corrente del venditore presso un’altra banca, la quale aveva accettato questo denaro accreditandolo al venditore sul conto corrente di questi. L’accettazione del denaro contabile creato da una banca sta semplicemente nel fatto che le altre banche, nel mutuo interesse, ricevendo quel denaro, lo accreditano. Cioè i banchieri si accettano, si validano, si legittimano l’un l’altro il denaro che ciascuno di loro illecitamente crea sotto la falsa denominazione di moneta legale. E il potere giudiziario recepisce questo dato di fatto illegittimo e lo tutela. Cioè i banchieri si fanno la legge da sé e i giudici la applicano. Per contro – aggiunge l’ordinanza – la moneta scritturale creata dai cittadini non è valida, perché non ha accettazione. Questo il senso dell’ordinanza.

L’ ordinanza in esame è pertanto un’ulteriore prova del fatto che il principio della rule of law (o di legalità) non vale nel mondo reale; che vi è un ordinamento giuridico reale e materiale, non scritto, dato dai rapporti di forza effettiva, al di sopra della Costituzione ufficiale e delle leggi scritte; e che il potere giudiziario tutela questo ordinamento reale e materiale, nongià il diritto ufficiale. Right is might.

Ora resta da vedere ciò che farà la Corte di Cassazione, la quale è però l’organo apicale della giurisdizione, quindi, se confermerà la decisione dei giudici di Savona, se legittimerà l’uso della moneta illegalmente creata dalle banche, tale decisione e la sua palese contrarietà alla legge e alla Costituzione ufficiali sanciranno formalmente che lo Stato-apparato reale è, rispetto ad esse, radicalmente illegittimo.

27.06.17 Marco Della Luna

martedì 23 maggio 2017

La vexata quaestio della commissione di massimo scoperto nel calcolo TEG

La CMS va inclusa nel TEG? la Cassazione n. 12965/2016 divide i Tribunali

17 maggio 2017 -
La CMS va inclusa nel TEG? la Cassazione n. 12965/2016 divide i Tribunali
La Cassazione accoglie il principio di omogeneità con Bankitalia (sentenza 12965/2016) ma subito dopo (sentenza 8806/2017) si rettifica anteponendo il principio di onnicomprensività dell’articolo 644 del codice penale.

La rilevanza della commissione di massimo scoperto ai fini della verifica del rispetto del tasso soglia usurario rappresenta una tematica che ha generato non poche discussioni in materia bancaria[1]. La questione è stata analizzata dai giudici di legittimità e dalla giurisprudenza di merito dando luogo a pronunce spesso contrastanti tra loro.
La Suprema Corte con la sentenza n. 12965 del 22.06.2016[2] si è recentemente inserita nel dibattito affrontando la vexata quaestio della rilevanza (o meno) della commissione di massimo scoperto nel calcolo TEG, per il periodo precedente al 2010.
Sul punto la Corte ha affermato che “la commissione di massimo scoperto, applicata fino  all’entrata in vigore dell’articolo 2-bis Decreto Legge n. 185 del 2008, deve ritenersi in thesi legittima, almeno fino al termine del periodo transitorio fissato al 31 dicembre  2009, posto che i decreti ministeriali che hanno rilevato il TEGM – dal 1997 al dicembre del 2009 – sulla base delle istruzioni diramate dalla Banca d’Italia, non ne hanno tenuto conto al fine di determinare il tasso soglia usurario, dato atto che ciò è avvenuto solo dal 1 gennaio 2010, nelle rilevazioni trimestrali del TEGM; ne consegue che l’articolo 2 -bis del Decreto Legge n. 185 del 2008, introdotto con la legge di conversione n. 2 del 2009, non è norma di interpretazione autentica dell’articolo 644 del codice penale, comma 3, bensì disposizione con portata innovativa dell’ordinamento, intervenuta a modificare – per il futuro – la complessa disciplina anche regolamentare (richiamata dall’articolo 644 del codice penale, comma   4)   tesa   a   stabilire   il   limite   oltre   il   quale   gli   interessi   sono presuntivamente sempre usurari, derivandone che per i rapporti bancari esauritisi prima del 1 gennaio 2010, allo scopo di valutare i l superamento del tasso soglia nel periodo rilevante, non debba tenersi conto delle CMS applicate dalla   banca   ed   invece   essendo   tenuto   il   giudice   a   procedere   ad   un apprezzamento  nel  medesimo  contesto  di  elementi  omogenei  della rimunerazione bancaria, al fine di pervenire alla ricostruzione del tasso -soglia usurario[3].
Dal riconoscimento della natura innovativa dell’articolo 2 -bis[4], comma 2, della legge n. 2 del 2009, rispetto alla normativa previgente, la Cassazione fa derivare che la norma risulta insuscettibile di applicazione retroattiva ovvero che può trovare applicazione solo a partire dalla sua entrata in vigore, con la conseguenza che per i rapporti bancari esauritisi prima del 1 gennaio 2010, per valutare il superamento del tasso soglia d’usura non deve tenersi conto delle CMS applicate dalla Banca.
Dall’applicazione del principio di omogeneità, secondo la Corte, deriva necessariamente una simmetria fra i criteri di calcolo della verifica ex articolo 644 del codice penale e del TEGM, con applicazione delle Istruzioni della Banca d’Italia periodicamente recepite dai decreti ministeriali, i quali (sino al 31 dicembre 2009) non hanno tenuto conto della commissione di massimo scoperto per determinare il tasso soglia usurario.
Sino all’entrata in vigore della legge n. 2 /2009, «ogni eccedenza della CMS in concreto praticata rispetto alle entità massime fissate pro tempore dalle Istruzioni della Banca d’Italia non realizza di per sé un fattore rilevante al fine del superamento del tasso sogli usurario, trattandosi di eleme nto diverso – nella fattispecie storica – e perciò non calcolabile nel medesimo coacervo di fattori di costo, pertanto  l’eventuale usurarietà del rapporto bancario può conseguire solo da una giustapposizione che, assumendo dal valore percepito di periodo la CMS e riscontratane in ipotesi il superamento di percentuale rispetto a quella massima, vada ad aggiungere tale costo improprio e non dovuto all’interesse propriamente detto, verificando se, per tale via, non sia stato superato in modo indiretto il tasso soglia per avere questo così oltrepassato lo spread del TEGM, addizionandosi ad un costo che, nella singola vicenda di finanziamento, abbia tuttavia operato non come CMS, bensì come remunerazione sostanzialmente coincidente con l’interesse[5]».

Continua su: Filodiritto

sabato 13 maggio 2017

Banche alla sbarra sulla creazione di denaro

MONETA NOSTRA, GIUSTIZIA LORO
dell'Avv. Marco Della Luna

Stiamo conducendo una campagna culturale e giudiziaria per portare i giudici a riconoscere (o a rifiutarsi di riconoscere) l’incostituzionalità e illegalità dell’attuale sistema monetario, in cui le banche esercitano – senza autorizzazione legale e senza pagarci sopra le tasse – il potere monopolistico di creare denaro dal nulla, e in cui tutti gli altri soggetti, Stato compreso, sono costretti a prenderlo a prestito a interesse composto, subendo così un preordinato processo di indebitamento a strangolo di tutte la società, che la spreme fino a spogliarla dei beni, dei redditi, dei risparmi, della possibilità di fare politica, in favore del capitale finanziario, e attua così esattamente l’opposto di quanto prescritto dalla Costituzione, la quale letteralmente si fonda sul lavoro e sulla realizzazione dell’eguaglianza sociale.
Stiamo spingendo i magistrati a compiere una scelta riconoscibile da tutti: o dichiarano l’illegalità di questo sistema, oppure si schierano con esso, rendendo percepibile a tutti che might is right, cioè la forza fa il diritto, il diritto è la canonizzazione dei rapporti di forza materiale e di interesse economico, mentre la legge e i giudici servono a dare una parvenza di legittimità e di moralità al sistema risultante. In realtà, la legalità, lo stato di diritto, la giustizia, non possono esistere, sono chimere, perché i detentori del potere reale, materiale, dirigono sempre, nel complesso, l’azione del potere giudiziario come di quello legislativo, esecutivo, informativo.

Alcuni rari magistrati hanno già riconosciuto l’illegalità del sistema monetario, però è improbabile che lo facciano in molti, perché farlo significa porsi contro il sistema di potere che governa il mondo, compromettersi la carriera e i grandi privilegi che il sistema tributa ai magistrati. La maggior parte di questi continuerà quindi a escogitare giustificazioni o a eludere il problema.
Espongo qui sotto per estratto una vicenda molto interessante, in cui ho fatto un’opposizione all’esecuzione, chiedendo la sospensione delle aste, come difensore di un professionista che aveva pagato con moneta nostra il debito di sua moglie per un mutuo bancario mandando la relativa pec alla banca mentre questa procedeva a mandare all’asta la casa della donna.
Siamo davanti al Tribunale di Savona. Ecco in sintesi i motivi di opposizione:

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mercoledì 19 aprile 2017

USURA: Cassazione Civile, Sez. I, sentenza n. 8806/17 del 05 04 2017

Cassazione Civile, Sez. I, sentenza n. 8806/17 del 05 04 2017: La Corte definisce i principi di diritto da seguire per il calcolo del tasso effettivo globale nel pieno rispetto dell'articolo 644 c.p.

Cassazione Civile, Sez. I, sentenza n. 8806/17 del 05-04-2017: La Corte definisce i principi di diritto da seguire per il calcolo del tasso effettivo globale nel pieno rispetto dell'articolo 644 c.p., e fa particolare riferimento al collegamento insito delle spese di assicurazione al contratto di finanziamento: "In relazione alla ricomprensione di una spesa di assicurazione nell'ambito delle voci economiche rilevanti per il riscontro dell'eventuale usurarietà di un contratto di credito, è necessario e sufficiente che detta spesa risulti collegata all'operazione di credito. La sussistenza del collegamento, se può essere dimostrata con qualunque mezzo di prova, risulta presunta nel caso di contestualità tra la spesa ed erogazione"./website/data/cassazione civile/allegato_25858_1.pdf